Gli esseri umani soffrono di una peculiare nozione egocentrica riguardo la natura della vita. Diamo per scontato che le altre forme di vita si debbano in qualche modo confermare ai nostri confortevoli standard logici e morali. Questo è,chiaramente, assurdo.
Ciò che chiamiamo "moralità" è una sottile membrana di principi arbitrari,facilmente ignorati quando fà comodo. Perchè dovremmo aspettarci più di una forma di vita aliena che non da noi stessi? Per limitarci ai fatti pratici, molto di quello che presumiamo di sapere sulla forma di vita aliena, sono congetture. Ad ogni modo, al di là delle teorie esistono due fatti assoluti, ed inequivocabili: 1) Non sono come noi. 2) Non riusciremo mai a capirli fino in fondo.
A giudicare dal denso esoscheletro degli alieni e dalla loro rimarchevole adattabilità, dobbiamo presumere che il loro mondo-natale sia un ambiente arido e desolato.
Sappiamo sulla base dell'incontro su Acheron, che gli alieni hanno una gerarchia basata sulla regina. Sappiamo anche che formano degli alveari per proteggere i loro piccoli.
Ad un certo punto, forse ciclicamente, la regina dell'alveare avverte il bisogno istintivo di creare nuove colonie e depone uova che più tardi saranno le larve-regina.
A giudicare dal leggendario "temperamento" degli alieni, è probabile che questa speciale covata di uova sia rimossa rapidamente dalla camera della regina e nascosta altrove. Col passare del tempo i fuchi provvedono a fornire dei corpi-ospite per le giovani regine. Per molti della comunità scientifica, questa forma di parassitismo nel processo di crescita, è l'aspetto più rivoltante dell'intero fenomeno alieno. Naturalmente per gli alieni, è una cosa perfettamente naturale, come per noi dare un giocattolo ad un bambino.
Il periodo di incubazione è relativamente corto, giorni, o perfino ore. La nascita è un ordalia di dolore e violenza. Appena le giovani regine emergono, avviene una battaglia per la supremazia. Immaginate una specie dove il primo atto eseguito coscientemente è uccidere. Eppure, anche ora esito a trarre implicazioni "darwiniane" da queste lotte. Uccidere può essere semplicemente un modo per le nuove regine, di definire la propria realtà.
Presto la nuova regina guida una schiera di fuchi lontano dal vecchio alveare. I fuchi sono gli schiavi della regina e non esiste nulla di più importante della costruzione del nuovo alveare. Se non sono discponibili materiali da costruzione naturali, forse altri....elementi dovranno sostituirli. Non bisognerebbe descrivere questo come un atto di cannibalismo, quanto un rimarchevole e spietato pragmatismo. L'istinto di edificare il nido è potente. Presto tutti gli sforzi saranno concentrati sulla costruzione dell'alveare.
Gli alieni non pensano in termini di sacrificio. L'alveare è tutto. Ciò fà sì che la morte per loro non habbia lo stesso significato che noi le diamo. Tutti gli ecosistemi si basano su un delicato equilibrio. Questo è vero sia per il mondo-natale degli alieni che per il nostro. Sul loro mondo gli alieni avrebbero un gran numero di nemici naturali. Qualcuno vivrebbe, qualcuno morirebbe, e la mandria aliena sarebbe tenuta sotto controllo. I corpi dei morti verrebbero usati per rinforzare le pareti dell'alveare. Il ciclo continuerebbe. L'ecosistema andrebbe avanti.
L'infestazione aliena, violenta ed incontrollabile, ha luogo quando le creature vengono rimosse dal loro habitat naturale. Possiamo solo immaginare come questo sia potuto accadere. Forse fu milioni di anni fa. Forse solo decine. Il risultato finale è ciò che importa. In qualche modo gli alieno vennero trapiantati su altri mondi. Le creature non si preoccuparono dei particolari degli ambienti che li circondavano. Essi sono interessati solo alle circostanze. I nemici naturali erano spariti. L'equilibrio era rotto. Tutto quello che rimaneva erano le prede.
Noi uomini crediamo che la tecnologia ci abbia reso invincibili, che ci siamo evoluti al di là delle semplici nozioni di predatore e preda. Sicuramente non c'era motivo per cui l'quipaggio del Nostromo o della Sulaco, o i coloni di Acheron dovessero pensarla diversamente. L'uomo non si era mai trovato a suo agio nello spazio. Con tutte le nostre navi, tute ad atmosfera ed armi eravamo degli intrusi.
Un ambiente ostile, selvaggina abbondante, gli alieni devono essersi sentiti totalmente a loro agio. Gli uomini hanno confuso la comofità con la sopravvivenza. Per noi esistere non è abbastanza. Vogliamo una vita che sia anche ben equipaggiata. Gli alieni non hanno di queste pretese. Vivono in un mondo molto semplice.
Vivono per uccidere Per riprodursi E alla fine sopravvivono. |