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Aliens: Hadley's Hope
view post Posted on 5/11/2009, 14:42P_QUOTE
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PRESCELTO DELLA STIRPE

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PREMESSA:
come l'altro racconto che postai in off-topic, l'ho fatto per il GDR sul mio forum, quindi per questo c'è il poster, il regista (fittizio) e gli attori per le parti più importanti.
Se nel finale non riconoscete l'alien, sappiate che è normale :icondent1005.gif:
Spero di averlo descritto in modo chiaro.





image





Z PRODUCTION
A FILM BY STUART SCOTT



Charlize Theron as Annie Jorden
Gabriel Macht as Russ Jorden
Jim Beaver as Bill Andrews
Isabelle Fuhrman as Rebecca “Newt” Jorden
Chase Wright-Vanek as Tim Jorden
Carrie Ann as Christy Andrews
Tom Woodruff Jr. as The Alien





-Insomma, che problema c’è se portiamo anche i bambini?-
-Russ, te l’ho già detto, non voglio neanche pensare a tutti i pericoli che ci sono al di fuori della colonia.- rispose con veemenza Annie.
-Senti, te lo chiedo per piacere, ho fatto i salti mortali per avere questa vacanza. E’ la prima che facciamo da quando siamo arrivati su questo pianeta. E ci tengo che ci siano anche Newt e Tim.- Russ fermò la moglie, afferrandole la mano. Sapeva che stava per dargliela vinta, quando la guardava negli occhi in quel modo lei non era quasi mai riuscita a dirli di no.
Annie titubò un po’, ma poi si decise. “Forse ha ragione!”, pensò.
-Ok, vada per questa gita di famiglia. Però voglio che ti porti dietro almeno un’arma e mi aspetto che tu ci protegga.-
-Non ti preoccupare per questo, so come affrontare situazioni di pericolo.- disse lui, rassicurando la moglie.

Si erano fermati in mezzo ad un corridoio molto trafficato, accanto a loro passavano molte persone, con fogli in mano, alcune con un panino, o una barretta energetica. Era una normale giornata, nella colonia di Hadley’s Hope. Si tolsero di mezzo, ed entrarono nell’ufficio di Kyle Hoyt, il responsabile dei permessi, che aveva già i loro pass sulla sua scrivania.
Dopo essere andati a mangiare qualcosa alla mensa, tornarono nei loro alloggi. Era un ambiente piuttosto ristretto, fortunatamente stavano per essere ultimati degli alloggi più grandi, e forse Annie e Russ avrebbero discusso la possibilità di avere un altro figlio, anche se non ne avrebbero fatto di nulla, molto probabilmente. Erano stati costretti a venire su quel pianeta solo per i soldi che avrebbero guadagnato essendo lui un ottimo marines e lei una delle persone più brillanti della Compagnia riguardo le comunicazioni.
E poi volevano cambiare aria, visto che la Terra stava diventando sempre più invivibile, e non volevano che i loro figli crescessero in un posto del genere.
Erano lì da quasi un anno, quella vacanza serviva per prendere familiarità con l’LV-426, visto che per ora avevano visto ben poco di questo pianeta.
A pranzo discussero soprattutto di cosa portare, di cosa fare durante la giornata. Annie amava fare programmi, e Russ odiava trovarsi impreparato di fronte a qualcosa. Erano una coppia perfetta, e quella gita al monte Ilidium sarebbe stata perfetta, lo sapevano entrambi, nonostante le preoccupazioni di lei.
Una volta rientrati nel loro alloggio, trovarono Bill Andrews al tavolo del loro salotto. Per poco non gli fece prendere un colpo.

-Bill, cosa? Che è successo?- chiese Annie, ansiosa.
-No, no, tranquilla, non è successo niente. Però dovete dare una calmata ai vostri figli, si erano di nuovo addentrati nei condotti d’areazione, per fortuna non li ha visti nessuno, altrimenti vi avrebbero fatto passare delle grane.-

Bill era il capo del reparto medico della colonia. Aveva preso subito in simpatia i Jorden, e sicuramente preferiva parlare con loro che ascoltare tutti i sedicenti presunti medici che aveva alle sue dipendenze, tutti in cerca di una promozione o in attesa di entrare nelle grazie del loro capo. Per lui quelli della Compagnia erano tutti pezzi di merda, mentre i Jorden rappresentavano il lato pulito della colonia, quelli che non erano devoti alla Compagnia, ma ai soldi che ricevevano da essa, e solo perchè con questi dovevano vivere.

-Ancora?- chiese, sfinito, Russ. –Li avrò detto di non entrare nei condotti almeno un centinaio di volte.-
-Tu alla loro età facevi tutto quello che i tuoi genitori ti dicevano?- chiese Bill, con un sorriso.

Russ e Annie non risposero, ma si limitarono a scoppiare in una risata.

-Comunque…- proseguì Bill. -Visto che siete qui, posso offrirvi un po’ del vostro ottimo vino?- chiese, agitando davanti a loro una bottiglia di vino che aveva trovato in uno dei cassetti della cucina.

Risero ancora, e passarono la serata sorseggiando vino e parlando fino a tardi del viaggio che avevano in mente di fare l’indomani. Bill disse che se sua moglie non avesse così voglia di diventare MEDICO TUTTOFARE di Hadley’s Hope, avrebbero anche potuto concedersi una vacanza, ma per il momento era escluso.
Dopo qualche ora, Bill tornò dalla moglie, che stava rientrando in quel momento nel loro alloggio, dopo aver lavorato fino a tardi per curare una brutta ferita ad uno degli operai che stavano costruendo i nuovi appartamenti.

-Menomale che i nuovi elevatori che la Compagnia ci ha fornito dovevano servire ad evitare problemi come questi.- disse lui, commentando il racconto di Christy.
-Beh, quello che ha quasi ucciso Jack ha ceduto perché il capo dei lavori gli aveva detto di caricare un peso eccessivo.- rispose lei, che a differenza del marito, non odiava la Weyland Yutani. Permetteva ad entrambi di vivere dignitosamente, e di lavorare a stretto contatto col marito, e questo le bastava.

Nel frattempo, Annie stava rimboccando le coperte ai figli.

-Siete fortunati che non vi metto in punizione e vi lascio venire con noi domani.- tuonò lei.
-Ma mamma, non abbiamo fatto niente di male, ci stavamo solo annoiando in casa.- provò a difendersi Newt.
-Non è vero, è Rebecca che mi ha trascinato là dentro, io non ci volevo venire.- rispose Tim.
-Bugiardo!-
-No, tu sei una bugiarda!-
-Ora basta, è tardi e voglio che dormiate, e se ci tenete a saperlo, non vi impedisco di venire solo perché so quanto questa gita è importante per vostro padre, quindi cercate di non rovinarla e fate i bravi, ok?-
-Mamma, io ho paura.- disse Newt.
-Sei una fifona!- disse subito Tim.
-Cosa vi ho appena detto?-
-Hai ragione, scusa.- si discolpò il figlio secondogenito, girandosi dall’altra parte e scivolando ben presto tra le braccia di Morfeo.
-Newt, non c’è niente di cui aver paura.- chiese Annie.
-Ma se troviamo i mostri?-
-I mostri non esistono. Quante volte te lo devo dire, sciocchina?- la rassicurò la madre, avvicinandole la sua bambola. Forse era troppo cresciuta per dormire ancora con una bambola, ma la rendeva felice…

Newt non era rimasta molto convinta delle parole della madre, eppure si accomodò sotto le coperte e si addormentò.
Annie entrò in camera da letto, togliendosi la camicia da notte e restando nuda di fronte a suo marito.
Stavano per fare l’amore, senza sapere che sarebbe stata l’ultima volta.

Il giorno dopo si svegliarono molto presto. Preparare i bambini fu un’impresa, era la prima volta che si mettevano la tuta per le esplorazioni, e non era per niente facile da indossare. Era una tuta grigia, che non calzava in modo aderente, ma al suo interno aveva diversi dispositivi, collegati tra loro da cavi.
Entrarono nell’hangar e salirono sul veicolo che li avrebbe accompagnati in quella gita. Somigliava molto ad un carroarmato, ma le ruote erano staccate dal resto del mezzo da giunture metalliche molto massicce, che sospendevano in aria l’abitacolo.
Dopo aver esibito il pass, il cancello si spalancò, lasciando uscire i Jorden, che si trovarono così per la prima volta in un anno al di fuori della colonia. Non si vedeva molto, oltre i 10 metri la vista si offuscava, grazie anche al tempo non proprio generoso. C’era parecchio vento, e ciò contribuiva ad alzare un gran polverone, rendendo difficile ma non impossibile la guida.
Russ stava molto attento a ciò che aveva davanti, visto che sulla superficie del pianeta c’erano molte rocce che dal terreno si ergevano verso l’alto, con una forma allungata. Non erano molto alte, e con le ruote che aveva il blindato potevano essere facilmente evitate.
Altre invece erano molto più simili a piccole montagne di roccia, e quelle dovevano essere evitate.
Dopo diverse ore giunsero alle pendici nord del monte Ilidium, e dopo essersi fermati per un po’, provarono a superare il monte. Ma quello che videro dopo un’altra ora di viaggio fu l’ultima cosa che potevano immaginarsi di vedere.
Sembrava un relitto alieno. Alieno per i loro standard, ovviamente, visto che si amalgamava molto bene con il paesaggio del pianeta. Forse indigeno era la parola più adatta. Sicuramente non era umano su questo c’erano pochi dubbi. Non assomigliava a niente che avessero mai visto prima, a terra poggiava la parte centrale, che ai lati aveva come due braccia, puntate al cielo.
Newt e Tim stavano litigando, come al solito, mentre Annie cercava di dividerli. Russ fu il primo a vederlo.

-O mio Dio, cos’è quella cosa?- chiese. Tutti si voltarono a guardare l’imponente struttura, rimanendo affascinati da essa.
-Chissà da quanto tempo è qui?- fece eco Annie. I bambini restarono in silenzio, per la prima volta da quando erano partiti. –Ma come mai nessuno ce ne aveva mai parlato?-
-Beh, forse siamo i primi ad averla scoperta.-
-Cosa? No, impossibile, in tanti sono venuti sul monte Ilidium, è impossibile che non l’abbiano mai vista.-
-Beh no in realtà. Abbiamo superato il monte da un’ora, forse qua non c’era mai arrivato nessuno.-
-E ora cosa facciamo?-
-Intanto chiamo la base, ci dovrebbe essere una procedura per cose del genere.- disse Russ, aprendo le comunicazioni con la colonia, dopo aver premuto un tasto sul pannello di controllo del mezzo blindato.

A rispondere fu un certo Doug, che dopo averli messi in attesa per un paio di minuti disse che, secondo il suo capo, se qualcuno trova qualcosa al di fuori della colonia, allora quel qualcosa diventa di proprietà di chi lo trova.
Russ era sovraeccitato, non sapeva bene cosa aveva trovato, ma sapeva che aveva importanza, e che la Compagnia lo avrebbe ben ricompensato per questa scoperta.

-Dobbiamo andare a vedere cosa c’è dentro.- esordì, dopo qualche minuto di silenzio.
-Cosa? E lasciare qui i bambini da soli?- chiese Annie.
-Il blindato è sicuro, cosa vuoi che li succeda? Disattiverò tutti i comandi prima di andarmene, potranno toccare tutti i tasti che vorranno e questo bestione non si smuoverà da qui.- Annie ancora non era del tutto convinta.
-Andiamo! Senti, entriamo per qualche minuto e poi ce ne andremo subito. Voglio solo dare un’occhiata.-

Ancora quello sguardo…

Promisero ai figli che sarebbero stati via per poco tempo, Russ disattivò i comandi manuali e chiusero i portelloni stagno del blindato con un pass, che si rimise nella tasca anteriore destra dei pantaloni.
Annie si guardò indietro, il relitto aveva un grosso buco su una parete, e da lì entrarono al suo interno. Quella struttura aveva un lungo corridoio, che portava molto probabilmente alla sala comandi. Era un ambiente enorme, con il soffitto a oltre i 30 metri di altezza. Le pareti erano stranissime, con sbarre parallele a un paio di metri di distanza ognuna dall’altra, e posizionate perpendicolarmente al suolo.
Ma non erano sbarre, come erano sembrate a Annie in un primo momento. Sembravano resinose, molto morbide, come gomma bagnata.

-Ehi, cosa sono?- chiese Russ, da lontano. Annie lo raggiunse e per poco non urlò, non essendosi accorta dello scalone di tre-quattro metri che c’era davanti a lei.

Sotto di loro c’era un’altra parte di quella che si era rivelata essere una stiva, contenente a prima vista più di un milione di uova. Avevano tutte un foro sulla sommità, e non sembravano per niente essiccate o rovinate. Sembravano in perfetto stato, quasi vive.

-Io scendo a dare un’occhiata.- disse Russ.
-No, tu non vai da nessuna parte, chiameremo qualcuno, lo aspetteremo se dovremo, ma tu lì non ci vai.- lo ammonì.

Ma Russ aveva già fissato al suolo l’apparecchio per le scalate e si stava legando la cintura di protezione ad esso legato.

-Sai come funziona, giusto?- chiese alla moglie che lo assecondò, non avendolo mai visto così eccitato come prima d’ora. –Premi questo pulsante se ci dovessero essere dei problemi e il cavo si autoriavvolgerà.- disse, indicando un pulsante rosso sull’apparecchio.

Russ iniziò a scendere, e in pochi secondi i suoi piedi toccarono il suolo, a meno di un metro da una di quelle uova. Si voltò subito e si avvicinò. Voleva evitare contatti diretti con quella cosa, ma per poco non la strinse tra le mani senza mettersi nemmeno i guanti. Se li infilò, ma in quel momento vide un movimento all’interno dell’uovo, ancora viscido e leggermente trasparente.
Dall’interno si vedeva una luce soffusa, e dei movimenti regolari, come un cuore che pulsa. Russ si paralizzò, nell’enfasi di quella scoperta non aveva neanche pensato che le creature all’interno delle uova potessero essere ancora vive e pronte ad uscire.
Proprio in quel momento, l’uovo si aprì.
La punta si divise in quattro parti, che si sbucciarono come una banana, rivelandone l’interno. Russ guardò con orrore cosa c’era dentro, e vide solo una membrana bianca che si spostava, per liberare una strana...

-COSA HAI TROVATO?- urlò Annie. E a quel punto, la creatura uscì dall’uovo. Russ non vide niente e svenne quasi istantaneamente, mentre l’essere li si era attaccato al collo e alla faccia.

Annie, preoccupandosi per il silenzio del marito e per il tonfo che aveva appena sentito, premette subito il tasto che Russ le aveva detto di premere in caso di problemi.
E infatti, in nemmeno 10 secondi, il cavo si riavvolse, Annie trascinò il marito verso di lei, e quando vide la sua faccia, fece uno scatto all’indietro, fino a sbattere alla parete, che sembrava davvero fatta di materiale organico, viscido e morbido.
Sul volto di suo marito si era attaccata una creatura molto simile ad un ragno, con otto dita che stringevano la testa dell’uomo, due sacche che si gonfiavano e sgonfiavano, una per parte, e una lunga coda, che stringeva il collo di Russ.
Sembrava aver aderito perfettamente alla sua faccia, e si capiva subito che era un errore tentare di rimuoverla.
Annie voleva dire qualcosa, ma dalla sua bocca non usciva niente. Decise quindi di portare via suo marito da quel posto. Lo afferrò per le spalle e iniziò a trascinarlo. La creatura non si mosse, tranne per quelle sacche che continuavano a gonfiarsi, come se stesse respirando.
Con non poco sforzo, Annie riuscì a portare Russ fuori dal relitto e lo adagiò ai piedi del blindato, aprendolo con il pass elettronico che il marito aveva in tasca.
I bambini le andarono subito incontro, felici di vederla, ma lei non li vide neppure. Si diresse subito verso la radio e contattò la colonia.

-Aiuto! Abbiamo bisogno di aiuto! Mio marito è stato attaccato, mandate una navetta a prenderci, siamo in posizione 1: 15:32, passo- disse, leggendo il dispositivo per la localizzazione.

Newti si sporse fuori della navetta, in cerca del padre.
Fu allora che lo vide, e vide anche la creatura che li stava attaccata alla faccia.
E a quel punto urlò…


La navetta arrivò in nemmeno mezz’ora. Non fu facile localizzarli, soprattutto per il fatto che quella zona non era stata ancora esplorata, ma Annie aveva sparato dei razzi segnaletici in aria, e questo aiutò molto i soccorsi a trovarli. Caricarono il blindato sulla navetta e la famiglia Jorden vi rimase a bordo, come se temessero per una probabile infezione. Annie non si allontanò nemmeno di 1 metro dal marito e dai figli. Continuavano a piangere, davanti ad un inflessibile medico della Compagnia, che aveva un’aria glaciale e indossava una tuta antiradiazioni con una grossa W all’altezza dello sterno, spostata sulla sinistra.
Appena arrivati alla colonia, scesero dalla navetta e attraversarono un tunnel tirato su per l’occasione, rivestito di plastica trasparente, una misura di sicurezza più che buona per evitare un contagio, sempre che ci fosse il rischio. Ad attenderli c’erano numerosi medici con tute di sicurezza, e anche dei militari armati.
Bill corse verso di loro, e quando vide Russ spalancò gli occhi e la bocca.

-Cosa è successo?- chiese all’altro medico.
-Questa cosa li si è attaccata alla faccia, ma sembra che lo stia tenendo in vita, per ora le condizioni sono buone, ma vediamo di rimuoverlo.-
-Sì certamente. Voi due, seguitemi, e portatemi dei bisturi e qualcosa di più grosso, nel caso servisse.- chiamò due ragazzi sui venticinque anni, probabilmente erano medici in cerca di una promozione, ma sembravano sapere il fatto loro, e Annie sapeva che Bill non gli avrebbe chiamati se non fossero bravi.

Arrivarono nella sala delle operazioni, dove due militari fermarono Annie, Newt e Tim.

-Io sono la moglie, lasciatemi passare!- sbraitò lei.
-Gli ordini sono quelli di farvi dare una controllata dalla Dottoressa Andrews.-

Christy li raggiunse.

-Mi spiace per tuo marito, ma Bill saprà cosa fare per sistemare tutto. Ora dovete venire con me, dobbiamo sapere se quella cosa vi ha infettati in qualche modo.-

Annie, furiosa, la seguì, portandosi dietro i figli. Voleva essere sicura che stessero bene, anche se, solo guardandoli in faccia capì che quella eventualià era da escludere a priori.
Christy controllò Annie e i suoi bambini, ma non trovò infezioni di nessun tipo e decise che avrebbero potuto tornare nel loro alloggio.
Presto arrivò anche Bill, scuro in volto.

-Allora, come è andato l’intervento?- chiese Annie, ansiosa.
-Abbiamo provato a tagliare quelle dita dalla testa di tuo marito, per staccare l’essere, ma…- guardò i bambini. –Cara, li porti di là per qualche minuto? Visto che non hai la tuta addosso immagino che non siano contagiosi, perché non li porti alla mensa, se ad Annie va bene.-
-Sì, si va bene.- disse Annie. Christy se ne andò, non prima che Newt e Tim potessero abbracciare la madre.
-Insomma Bill, cosa è successo?-
-Siediti.- si sedettero. –Abbiamo provato a tagliare una di quelle dita dalla faccia di tuo marito. Ma…dal taglio è uscito uno schizzo di acido. Un acido molto potente. Ed è finito sulla faccia di uno dei medici che mi stavano aiutando.

Ha corroso il volto in nemmeno 15 secondi, e se non ci avessi buttato addosso dell’acqua avrebbe forato anche il pavimento. Fortunatamente, per qualche motivo, l’acqua lo ha fermato. Fatto sta che non possiamo togliere quella cosa dalla faccia di tuo marito.-

-Oddio, è terribile, Bill. Cosa facciamo ora?-
-Non ne ho idea. Abbiamo provato a contattare la Compagnia, ma quei bastardi ancora non hanno risposto. La mia opinione è che dovrebbe restare in osservazione ancora per un po’. E’ un parassita, questo è ovvio, e i parassiti prendono sempre qualcosa dall’organismo al quale si attaccano, per sopravvivere. Però questo non sta prendendo niente, sta solo tenendolo in vita, e non sappiamo cosa stia prendendo in cambio. Per ora, possiamo solo aspettare.-

Annie scoppiò a piangere. Bill le si avvicinò e la prese tra le braccia.

-Non so cosa fare! I bambini mi guardano e non so cosa dirgli. Posso almeno vedere Russ una volta?-
-Non penso sia la cosa migliore, ha sempre quella cosa attaccata alla faccia, non so come potrebbe…-
-Signor Andrews, ci sono degli sviluppi. Quella cosa si è staccata da Jorden e si è svegliato.-

Annie scattò come una molla, seguita a ruota da Bill. I due corsero fino alla stanza dove riposava Russ, che ora era seduto sul lettino. Annie li si buttò addosso, piangendo e facendo per poco perdere l’equilibrio al marito, che sembrava semi addormentato.
In un recipiente, i medici presenti avevano messo quella creatura, che sembrava morta.

-La voglio nel mio laboratorio, dobbiamo saperne di più immediatamente! Russ, figlio di puttana, ci hai fatto prendere uno spavento enorme.- disse, abbracciando l’amico. –Ehi, è questa la tua faccia? Cristo, quasi preferivo quella che avevi fino a dieci minuti fa.-

Tutti e tre risero, anche se era solo una risata per scacciare la tensione, piuttosto che una risata di ilarità.

-Signore, dobbiamo fare degli esami.- disse un assistente di Bill.
-Non ora, portateli da mangiare, poi riposerà e domani faremo gli esami del caso.- ringhiò Bill. –Sentite, vi lasciamo soli, io vado ad esaminare quella creatura. Verranno a portarvi da mangiare, mettete qualcosa sotto i denti, vi farà bene.-
-Grazie di tutto Bill.- disse Annie.
-Sì, grazie.- fece eco Russ, ancora provato. Bill lo guardò per un attimo.
-Sicuro di sentirti bene?-
-Sì, solo un po’ intontito.-
-Ok, io allora vado.- uscì dalla stanza e si recò nel laboratorio, per esaminare l’essere.
-Pensavo di non rivederti mai più.- pianse Annie.
-Non ti libererai di me così facilmente. Dove sono i bambini?-
-Con Christy, te li faccio chiamare.-
-No! Non voglio che mi vedano in questo stato. Mi vedranno domani, quando mi sarò ripreso.-
-Amore, cosa ti ricordi?-
-Ricordo il blindato, il relitto, l’atrio e le uova. Poi, nient’altro.- disse, mentre la moglie lo abbracciava. Ma, dagli occhi si capiva che ricordava tutto perfettamente…


Intanto, alla colonia era arrivata da qualche ora una comunicazione, dalla Compagnia.

“Tornate sul monte Ilidium e prendete più uova che potete da quel relitto. Non c’è niente di cui preoccuparsi, basterà congelare le uova fino al prossimo mese, quando invieremo provviste e altro personale.
Nessuno dovrà sapere niente, al di fuori dei militari che invierete e degli scienziati che lavorano per diretto conto della Compagnia.
Questa missione è catalogata come top secret, quindi distruggete questa comunicazione dopo averla letta ed eseguita.
Carter Burke”

L’addetto alle comunicazioni, in mancanza di Annie, il suo capo, decise che avrebbe eseguito l’ordine.
Non sapeva gli ultimi sviluppi legati a Russ, sapeva solo che se la Compagnia dava un ordine, si aspettava di vederlo eseguito, senza troppe domande.
In quella stessa giornata, almeno 300 uova furono portate alla colonia Hadley’s Hope, in una zona riservata al solo personale scientifico della Weyland-Yutani.
Ma prima che potessero congelarle, una decina di loro si schiuse, e gli scienziati della Compagnia subirono la stessa sorte di Russ.
Ma la missione era top secret, quindi nessuno andò a controllare cosa era successo in quella parte off-limits della base.


Erano passate alcune ore, Russ stava meglio, e chiese di vedere i figli. Arrivarono di corsa, insieme a Annie e Bill.

-Papà, papà!- urlarono all’unisono Newt e Tim. Russ scoppiò a piangere quando li vide e li abbracciò.
-Non sapete quanto sono contento di vedervi. Mi siete mancati!- rispose lui. Annie si unì a questa scena di riconciliazione, sperando che le cose restassero così per non cambiare mai più.
-Oddio, non potevo desiderare di meglio.- Russ tossì.
-Dai, vi lascio soli.- disse Bill, facendo per aprire la porta. Ma Russ continuava a tossire, quindi tornò indietro, prese un bicchiere e ci versò dentro dell’acqua presa da un distributore, per poi porgerlo all’amico, che però cadde in terra, rovesciando il liquido sul pavimento.

Bill capì che la situazione poteva essere grave e chiamò un’infermiera, che arrivò subito e lo aiutò ad adagiarlo sul letto, sotto gli occhi terrorizzati dei figli. Annie li portò fuori, quando stava iniziando ad abituarsi a quell’aria serena, dopo tanta paura.

-O mio Dio, cos’ha il suo petto?-

Annie rientrò e vide il petto di Russ venire in fuori mentre lui sputò un fiotto di sangue piuttosto grosso . Subito dopo, il rigonfiamento esplose, lasciando un buco nel torace e schizzando il sangue di Jorden addosso ai presenti.
Annie urlò, ma era troppo tardi, suo marito era morto.
Dal suo torace era uscito qualcosa. Sembrava un serpente, era bianco e aveva la parte superiore del corpo più grossa rispetto a quella che sembrava essere una coda. Aveva anche due paia di piccolissime zampette e delle vene che pulsavano lungo il corpo.
Bill, l’infermiera e Annie erano terrorizzati, e quella creatura non era certamente più coraggiosa, visto che scappò velocemente in un condotto dell’areazione, sparendo dalla vista dei presenti.
Con impeccabile ritardo, arrivarono dei militari, mentre Annie era entrato in uno stato catatonico, e Bill sembrava disperato.
Quella sera, Bill e Christy restarono con i Jorden. Annie non la smetteva di piangere, e i bambini pure. Bill prese da parte Annie e le parlò.

-Annie, so che è un brutto momento. Russ era….No, non voglio dire cosa era, lo sappiamo tutti questo. Voglio solo dirti che, ora più che mai, i tuoi figli hanno bisogno di te. Devi essere forte.-
-Ma come farò?- chiese Annie.
-Non lo so. Qualcuno potrebbe dirti che il tempo guarisce tutto, e molto probabilmente ha ragione. Ma se non affronti le cose con tenacia e con forza, nemmeno il tempo servirà a qualcosa…-


In quello stesso momento, gli esseri che avevano attaccato gli scienziati nella zona off limits della base, si stavano staccando dalle facce dei loro “ospiti”. I tubi uscivano dalle loro trachee, la coda si srotolava e si avviavano verso la morte.
Qualche ora dopo, la creatura uscita dal petto di Russ Jorden stava mutando pelle. Da quella muta, in un groviglio di materiale organico e bava, uscì una creatura enorme, alta più di due metri, con forma umanoide, ma con la testa allungata e bianca e una fila di denti ad ornare la bocca. Emise un sibilo, poi si guardò un po’ intorno e si diresse verso la zona dove gli scienziati stavano riprendendo i sensi.
Tramite uno strettissimo condotto d’areazione entrò in quella zona, e trovò gli umani che si stavano alzando. Vedendolo, corsero verso la porta per cercare di aprirla.
Quell’alieno li osservò per qualche istante, come se li stesse studiando per capire cosa stavano facendo. Vide che aprivano il portellone, e che da quell’entrata stavano arrivando quelle che per lui erano solo buffe forme di vita.
Erano solo in due e lui si diresse verso di loro, che restarono come ipnotizzati dalla vista di quello spaventoso essere. Un ragazzo sui venti anni venne steso con un colpo di coda e stessa sorte toccò all’altro, decisamente più vecchio. Poi, molto lentamente, rialzò il primo e lo appese al muro, alzandolo sui due metri di altezza. Con una calma quasi infernale, aprì la bocca, dalla quale ne uscì una seconda, che invece partì a razzo verso la testa del ragazzo, perforandoli il cranio.
L’altro uomo si stava rialzando e imbracciò il fucile, ma non fece in tempo perché l’alieno lo vide in tempo e lo infilzò con la coda, trapassandoli il torace.
Però non morì. Fortunatamente non aveva danneggiato gli organi vitali, e l’alieno si avvicinò per guardarlo bene.
L’uomo vide ora che la faccia lasciava intravedere un teschio umano, e svenne per il terrore e le ferite.
Nello stesso momento, stava succedendo la stessa cosa che era accaduta qualche ora fa a Russ. Gli scienziati iniziarono a tossire e, mentre cercavano di uscire da quel bunker, si accasciarono a terra. Altre creature a forma di serpente uscirono, spaccando i toraci delle vittime, in un oceano di sangue che sommerse il pavimento.
Il Primo Alieno sembrò sorridere, anche se non ci fu un cambiamento dell’espressione sul suo volto.


Annie si alzò dal letto la mattina dopo la morte di suo marito. Non aveva dormito per niente, e dallo sguardo che avevano i figli, non era la sola. Christy aveva già preparato la colazione e Newt e Tim stavano mangiando. Quando videro la madre le si buttarono al collo. Lei ricambiò con un abbraccio fortissimo.

-Buongiorno piccoli.-
-Buongiorno mamma.- dissero entrambi. Da quando Russ aveva avuto quell’incidente, non avevano mai più litigato, e forse era l’unica cosa positiva di quegli ultimi due giorni.

E pensare che quella gita doveva essere un’occasione per stare insieme, felici.

-Penso che rassegnerò le dimissioni.- esordì Annie, durante la colazione. Tutti la guardarono. –Si, insomma…ora che Russ non c’è più, voglio andarmene di qui.-
-Annie, pensaci bene.- la ammonì Bill.
-Ci ho pensato tutta la stramaledetta notte. La prossima navetta che partirà di qui, avrà noi tre a bordo.-
-Beh, questo posto sembrerà meno ospitale senza di voi. Lasciatelo dire.- disse Christy, arrendendosi a quella scelta.
-Ti ringrazio, ma non ce la fo a restare qui dopo…dopo quello che è successo.
-Senti, se vuoi posso darti un consiglio.- disse Bill.
-Certo.-
-La prossima navetta arriverà tra un mese e mezzo. E tu non sei obbligata a dare le dimissioni adesso. Con quello che è successo, non ti ascolteranno neanche, e penseranno che parli in preda allo shock.

Ti sto solo dicendo di aspettare, guarda come va questo mese, e poi, una settimana prima che arrivi la navetta, dirai loro ciò che vuoi. Devi metabolizzare il colpo, capito?-

-Si Bill, ti darò ascolto. Ma penso che la mia decisione non cambierà.-
-Allora ti dico subito che mi dispiace molto.-
-Anche a me. Dove pensi di andare a stare una volta tornata sulla Terra?-

Non ci aveva ancora pensato, in effetti.

A distoglierla da quei pensieri ci pensò un soldato, che bussò con veemenza alla loro porta. Andò ad aprire e si trovò davanti ad un ragazzo giovane, che sembrava molto scosso.

-Dovete seguirmi, stanno evaquando tutto il piano, stanno arrivando!- urlò.
-Chi? Cosa sta arrivando? Di cosa sta parlando?- chiese Annie, intontita.
-Non c’è tempo, è un ordine, dovete venire tutti con me.- poi vide Bill e Christy. –Voi siete il Dottore e la Dottoressa Andrews, vero? Dovete venire con me, abbiamo bisogno di voi. Presto, seguitemi!-

Si allontanò velocemente dalla porta, e si fermò davanti a quella dell’appartamento vicino, e così via, fino a che tutto il piano non fu fuori degli alloggi e non fu evaquato in una zona sicura, nell’ala nord, dove c’erano alcuni uomini della Compagnia che dicevano di restare calmi, non facendo altro che generare solo ansia. Tutti sapevano cosa era successo a Russ Jorden, e vedere lì la sua famiglia non aiutava a mantenere la calma, visto che il sentore generale fosse che il problema dal quale stessero fuggendo fosse un infezione dovuta alla loro gita di qualche giorno prima.
Bill fu portato in una grossa stanza, mentre i soldati saldavano le porte delle stanze, per isolare l’ala nord dal resto della base.

Ancora non c’era nessuno che dava spiegazioni e molte persone stavano perdendo la pazienza.

-Perché ci tenete prigionieri?-
-Ci dovete delle spiegazioni!-
-Cosa sta succedendo?-

Alla fine, un uomo prese un megafono e iniziò a parlare.

-Potete fare un po’ di silenzio? Grazie. Mi chiamo Michael Bant, sono uno dei dirigenti di questa colonia. Qualche ora fa, ci è arrivata una segnalazione dalla torretta delle comunicazioni, che lamentava un attacco da parte di qualche essere non meglio precisato. Le comunicazioni si sono interrotte, e così abbiamo mandato qualcuno a vedere. Solo 3 membri sono tornati, e ci hanno raccontato che queste creature li avevano attaccati, e sembravano diretti verso gli alloggi. Per questo ci siamo trasferiti qui, dove saremo al sicuro.-

Il pubblico trasalì, qualcuno svenne anche.

-Si, ma per quanto saremo al sicuro? Dobbiamo chiamare qualcuno, la Compagnia invierà qualcuno che potrà aiutarci.-
-Se non arriviamo alla torretta delle comunicazioni, ci è impossibile comunicare con la Compagnia. Da qui possiamo solo parlare con altre parti della colonia.-
-Signor Bant, ci è arrivata proprio ora una comunicazione dal sergente Jennings, sembra che sia ancora vivo e sia arrivato alla torretta.-

Gli occhi di Bant si illuminarono, immediatamente chiamò Annie che, per quanto ne sapeva, era l’unica persona in vita a sapere come usare quei computer.

-Pronto, sergente, dove si trova?- chiese Bant.
-Sono nella torretta delle comunicazioni, sono tutti morti. O MIO DIO!-
-Cosa ha visto?-
-Mi scusi, sono solo inciampato su una cosa molto strana, sembra materiale organico, come una sacca enorme. Non so proprio cosa sia. Sembra come una crisalide, ma non ne sono sicuro. Di sicuro conteneva qualcosa di parecchio grosso.-
-Va bene, vada avanti. Vede la tastiera principale?-
-Sì-
-Bene, ora le passerò la Signora Jorden, la responsabile delle comunicazioni.-
-Sergente, vede quel grosso pannello davanti a lei?-
-Sì, lo vedo, cosa devo fare?-
-E’ acceso?-
-Sì, lom schermo è illuminato.-
-Bene, allora digiti questo codice: 1-27-5-48-2.-
-Fatto.-
-Perfetto. Ora scriva un messaggio di aiuto. Chieda rinforzi immediati e poi prema INVIO. Mi ha capita?-
-Sì, ho….AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA-

Oltre all’urlo del Sergente Jennings, nella stanza sentirono anche un grugnito soffiato, e poi le comunicazioni caddero.
La disperazione si prese possesso dei presenti, che iniziarono a dare di matto. Quella era l’ultima speranza che avevano di chiamare aiuto, e per quanto ne sapevano, se ne era andata.

-Dopo quanto tempo la Compagnia manderà soccorsi?- chiese Annie, cercando di restare calma.
-Diciassette giorni.-

A quel punto, lo sgomento si impadronì anche di lei. Non sapeva più come reagire, quando Newt, che non aveva lasciato la mano del fratello nemmeno per un secondo, disse:

-Mamma, io so come arrivare alla torretta in breve tempo.-
-Come?-
-Con i condotti di areazione. Ci arriveremo in 10 minuti.-
-No, è troppo pericoloso.-
-Se mi date una mappa, posso disegnare la strada, e poi ci andrà qualche militare.-

Cercarono insieme una piantina della base in lungo e in largo, alla fine la trovarono. Era vecchia, ma i condotti di areazione non erano cambiati nel frattempo. Poteva funzionare.
Bill e Christy erano tornati in quel momento, dopo aver dichiarato due decessi e aver lasciato disposizione agli altri dottori di dichiarare pure il terzo quando sarebbe arrivato il momento.
“Entro 10 minuti” aveva detto ad uno degli altri dottori.

-Cosa sta succedendo?- chiese.

Fu messo al corrente di tutto, mentre Newt disegnava la via con un pennarello. Sbagliò un paio di volte la strada, per la tensione, ma alla fine riuscì a completare il percorso.

-Devo andare anche io.- confidò Annie a Bill.
-No, tu non devi fare proprio un accidenti, lascia che sia uno di questi baldi giovanotti a rischiare la pelle!-
-No Bill, devo andare. Loro mi proteggeranno, e poi con questo percorso non rischierò niente. Chi rischia siete voi, a restare qui, con quei cosi che sono diretti proprio da questa parte. Ma se mi sbagliassi, non mi perdonerei mai se me li portassi dietro. Quindi, promettimelo, badate voi ai miei figli.-

Bill si arrese, mentre una lacrima li sgorgava dagli occhi.

-Se non sei qui entro mezz’ora faccio fare una brutta fine ai tuoi figli, quindi vedi di tornare.- disse, abbracciandola. Lei rise. Non perché la battuta facesse ridere, ma perché sapeva già che non sarebbe più tornata.
-Newt, hai finito?-
-Si mamma.-
-Bene- disse esaminando la cartina. –Sembra fattibile. Sentite, tesori. Voi restate qua, con Bill e Christy, vi prometto che tornerò presto.-
-No mamma, non andare!-
-Devo, la mamma chiamerà aiuto, presto ci porteranno via da questo posto.-

Restarono abbracciati a lungo, intanto Bant aveva radunato una squadra di 10 uomini per accompagnarla.

-Mamma, promettimi che non ci abbandonerai!- implorò Newt.
-Croce sul cuore.-
-Che possa morire?-
-Che possa morire.- “Già, morire….” Pensò, mentre seguiva i militari nel condotto. E mentre, dietro di lei, i suoi figli piangevano, sapeva esattamente cosa doveva fare.

Newt aveva ragione, la strada era libera e in dieci minuti furono alla torretta. Addirittura, il condotto li aveva portati proprio nella sala principale, dove per terra c’era il cadavero del sergente Jennings, al quale mancava buona parte della testa, come se fosse stata strappata con un’unghiata.
La stanza sembrava vuota, sicura, e quindi uno dei soldati tolse la grata e mise la testa fuori dal cunicolo. Si alzò appena entrato nella stanza, quando da dietro qualcosa si mosse, nella parete. Afferrò il militare per le spalle e lo alzò, trapassandoli il torace con la seconda bocca e lasciandolo cadere in terra.
Le persone nel cunicolo urlarono e fecero dietro front. Dopo aver svoltato un paio di volte, si trovarono però davanti ad un altro di quegli esseri.
Era terrificante.
Era come il Primo Alieno, quello uscito dal petto di Russ, però aveva la testa scanalata, e qualche altra caratteristica diversa, come falangi a forma di falce dietro i gomiti e un aspetto fisico meno imponente.
Ne arrivarono altri 2, e si avventarono sui soldati, che non poterono fare niente per evitare di essere trucidati. Altri due soldati dietro di loro fecero fuoco in direzione degli alieni. Le pallottole raggiunsero i loro corpi, facendo esplodere pezzi di costole e schizzando sangue acido ovunque. Un po’ cadde sui soldati già morti e iniziò a mangiarne le carni. Non avevano di che lamentarsi, comunque.
Però, le ferite sembravano rallentarli soltanto, infatti uccisero senza problemi anche gli altri soldati che erano davanti ad Annie, trucidandoli con unghiate al volto. Annie si spostò, così alcuni soldati le si pararono davanti e continuarono a sparare a quegli esseri, uccidendoli, finalmente.
Annie si voltò, e dall’altra parte vide altri alieni dirigersi verso i soldati rimasti. Non fece in tempo a gridare che gli alieni addentarono i corpi dei militari, perforandogli il busto con le code.
A questo punto, solo 2 soldati rimanevano a protezione di Annie. Le si pararono davanti e con colpi di mitragliatrice mirati alla testa uccisero quei due alieni. Annie vide alla sua destra una grata. Dava su una stanza che, secondo il suo senso dell’orientamento, doveva essere vicinissima alla sala delle comunicazioni. Ormai non le importava più della sua vita, voleva solo chiamare la dannata Compagnia, per permettere almeno ai figli di salvarsi.
Dietro di sé sentì sibilare. Si voltò e vide uno di quegli esseri in fondo al cunicolo.
Provò a sfondare la grata, ma non ci fu nulla da fare, e quando l’alieno gli corse incontro, scapparono.
La creatura correva anche a testa in giù, non sembrava risentire di quella situazione, vista la velocità che riusciva a tenere. Annie vide davanti a lei un’altra grata, semirotta. La aprì e si buttò nella stanza, seguita dai soldati. Quando si voltò, vide l’alieno che stava uscendo dal condotto, ma si bloccò. Poi, si ritrasse e sparì nel condotto.
Annie alzò lo sguardo e, appeso al soffitto, vide un gigantesco uovo, con un uomo in tuta militare al suo interno e due buchi nel petto. Uno lo trapassava da parte a parte, era la ferita che il Primo Alieno li aveva fatto con la coda. La seconda era identica a quella che aveva Russ. L’uomo e l’uovo sembravano fusi insieme, e Annie non ne comprese il motivo. Ma ebbe poco tempo per pensare.
Dietro di lei un essere stava ringhiando, emettendo quel rumore che aveva sentito nella comunicazione radio con il sergente Jennings.
I due militari erano terrorizzati e quando si voltarono rimasero paralizzati dal terrore. Vennero colpiti con violenza e mandati a sbattere contro il muro. Annie si scansò e si premette contro un muro, guardando in direzione del mostro.
Il Primo Alieno, o meglio, la sua seconda trasformazione, si ergeva nel mezzo della stanza, davanti ad Annie.
Ora era alto almeno 4 metri, la forma era molto simile a quella che aveva prima. I cambiamenti erano nella testa, sempre allungata e bianca opaca, ma a forma di guscio nella parte posteriore. La parte anteriore invece si muoveva ed usciva fuori da quella specie di guscio, protraendosi in avanti.
Annie smise di piangere. Aveva fallito la sua missione, probabilmente aveva condannato a morte tutti, compresi Newt e Tim.
Ma non aveva assolutamente voglia di piangere davanti a questa dannata creatura aliena, non voleva darli questa soddisfazione, anche se non credeva realmente che vederla piangere avrebbe avuto quell’effetto sull’alieno, che in quel momento raggiunse i due ragazzi. Li alzò con entrambe le mani e sporse la testa in fuori. Spalancò la bocca, e la seconda bocca fece esplodere la testa dei due soldati, una ad una.
Annie se ne stava in un angolino, aspettando la fine. L’alieno l’accontentò.
Con la solita calma innaturale le si avvicinò. Si mise quasi in ginocchio, e la fissò negli occhi.
Poi, per lei, ci fu solo il buio, mentre la seconda bocca del Primo Alieno le fracassava il cranio e spappolava il cervello.
Morì chiedendosi cosa ne sarebbe stato dei figli.
Non poteva saperlo, ma in quel momento, solo Newt era ancora viva. Gli alieni avevano attaccato in massa gli ultimi superstii, facendo una carneficina.
Bill e Christy erano morti, così come Tim, che non era stato abbastanza lesto da infilarsi in un condotto d’areazione. Cosa che invece era riuscita a Newt. Ma ora è rimasta sola, con quelle creature.
Nel frattempo, dal corpo dello scienziato rinchiuso dentro l’uovo nella stanza dove era morta Annie, stava uscendo uno di quegli esseri, identico agli altri se non fosse per la testa schiacciata e allungata nella parte posteriore, e la presenza di tre paia di arti anziché due.
La colonia Hadley’s Hope era rimasta funzionante per 22 anni, ma in tre giorni tutto era cambiato. Adesso, mentre quella creatura stava stridendo sul pavimento, coperta col sangue del militare che l’aveva portata in grembo, una nuova colonia si stava preparando ad essere fondata.



THE END

Written and Directed by Stuart Scott
Produced by Z Production

Cast:

Charlize Theron as Annie Jorden

Gabriel Macht as Russ Jorden

Jim Beaver as Bill Andrews

Isabelle Fuhrman as Rebecca “Newt” Jorden

Chase Wright-Vanek as Tim Jorden

Carrie Ann as Christy Andrews

Tom Woodruff Jr. as The Alien


 
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/11/2009, 06:53


Si ha sempre una strana sensazione quando si conosce il finale di una storia in anticipo, attraverso un'altra storia.
Descrizione e ritmo si mantengono bene, le scene d'azione scorrono senza far incespicare il lettore. Forse solo il finale è leggermente troppo brusco, io avrei concluso con Newt, impaurita, sola, nell'oscurità, con l'eco degli stridii che rimbombava nelle sue orecchie, ma questa è questione di gusti.
Il Primo Alien sarebbe il Vendicatore (o qualcosa del genere) di Extinction? Non lo so, se invece viene da un fumetto allora è impossibile che lo riconosca.

"Non sia mai detto che un GRANDE malvagio non riceva un PICCOLO aiuto dal VECCHIO Sìlfae!"
-Sìlfae

"Out, out, brief candle! Life's but a walking shadow; a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more: it is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing."
-Macbeth
"Yes? Really? I thing you can give him a second chance, don't you? He is strutting and fretting SO enthusiastically!"
-Sìlfae

"He had come like a thief in the night. And one by one dropped the revellers in the blood-bedewed halls of their revel, and died each in the despairing posture of his fall. And the life of the ebony clock went out with that of the last man. And the flames of the tripods expired. And Darkness and Decay and the Red Death held illimitable dominion over all."
-Edgar Allan Poe, The Masque of the Red Death

"Pectora tunc primum ferventi sanguine supplet volneribus laxata novis taboque medullas abbui et virus large lunare ministrat. Huc quid quid fetu genuit natura sinistro miscetur: non spuma canum, quibus unda timori est, viscera non lyncis, non durae nodus hyaenae defunti et cervi pastae serpente medullae, non puppim retinens euro tendente rudentis qua eque sonat feta tepefacta sub alite saxa, non Arabum volucer serpens innataque rubris aequoribus custos pretiosae vipera conchae aut viventis adhuc Libyci membrana cerastae aut cinis Eoa positi phoenicis in ara.”
-Lucano, Bellum Civile
"Un giorno gli si presentarono davanti
due monaci dell'ordine di san Bernardo
che camminavano scalzi.
La loro intenzione era chiedere l'elemosina
e lo implorarono e lo pregarono
all'unisono.
Dracula disse loro:
<che vita misera la vostra>
ed essi ribatterono:
<signore, vogliamo guadagnarci il Regno eterno.>
Allora egli parlò ai due frati:
<vi piacerebbe andarci al più presto?>
Al che risposero:
<si, sire!
Ardiamo al desiderio
se questo è il disegno del Nostro Signore>
Allora egli disse loro:
<vi aiuterò io
ad arrivare più in fretta in Cielo>
E li fece impalare subito entrambi. E disse loro:
<ecco, la mia buona azione vi sarà utile.>
I due buoni frati
avevano lasciato nella corte del voivoda Dracula
un asino con il quale trasportavano il loro viatico, cibo e pane
e ciò che il buon Dio
aveva loro destinato.
L'asino dunque andò sulla strada
e cominciò a ragliare.
Al ché Dracula disse:
<andate a vedere chi fa questo chiasso>
I servi gli dissero:
<i due monaci
hanno abbandonato un asino,
è lui che fa tutto questo rumore>
Dracula disse loro:
<probabilmente
piacerebbe anche a lui andare in cielo con i suoi padroni.
E' il caso che io lo aiuti
a raggiungerli al più presto.>
E Dracula prese l'asino
e lo fece impalare
vicino ai suoi padroni"
-Storia del voivoda Dracula, 27°episodio, riportato da Michele Beheim (edizione del 1488)

“Probabilmente di origine assira, questa tortura era stata perfezionata con l’utilizzo di pali non più acuminati, che uccidevano rapidamente le vittime, ma arrotondati e spalmati di grasso per prolungare il supplizio. Introdotto attraverso il retto, il palo, sul quale poggiava tutto il peso del corpo del condannato, si apriva un varco senza ledere gli organi vitali e usciva dalla bocca senza provocare la morte. L’infelice, esposto in tal modo, moriva di sete entro due o tre giorni, con gli occhi divorati dai corvi, ma ancora in possesso delle proprie facoltà.”
-Il supplizio del palo
"Make haste againe, my good Lord Cardinalls,
and take our blessing Apostolicall."
-Pope
"So, so, was never Diuell thus blest before."
-Mephistopheles

“<[…] a very good joke, indeed, an excellent jest. We will have many a rich laugh about it at the palazzo-he! He! He!- over our wine- he! He! He!>
[…]<yes> I said, <let us be gone.>
<for the love of God, Montresor!>
<yes> I said, <for the love of God!>
[...] No answer. [...]
<fortunato!>
No answer still. I thrust a torch through the remaining aperture and let it fall within. There came forth in return only a jingling of the bells. My heart grew sick; it was the dampness of the catacombs that made it so. I hastened to make an end of my labour. I forced the last stone into its position; I plastered it up. Against the new masonry I re-erected the old rampart of bones. For the half of a century no mortal has disturbed them. In pace requiescat!”
“Yes, a really funny story indeed. But then? What did you do for that cask? Was it or NOT of Amontillado?”
“…”
-Edgar Allan Poe, The cask of amontillado, with Sìlfae’s appendix.
 
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CITAZIONE (Sìlfae @ 5/11/2009, 20:09)
Si ha sempre una strana sensazione quando si conosce il finale di una storia in anticipo, attraverso un'altra storia.
Descrizione e ritmo si mantengono bene, le scene d'azione scorrono senza far incespicare il lettore. Forse solo il finale è leggermente troppo brusco, io avrei concluso con Newt, impaurita, sola, nell'oscurità, con l'eco degli stridii che rimbombava nelle sue orecchie, ma questa è questione di gusti.
Il Primo Alien sarebbe il Vendicatore (o qualcosa del genere) di Extinction? Non lo so, se invece viene da un fumetto allora è impossibile che lo riconosca.

nono, l'ho inventato totalmente.

sarebbe un pretorian, che in questa storia è un secondo stadio evolutivo del drone.
hai presente quando in alien si addormenta nella navicella?
ecco, può darsi che si stesse preparando a questo metamorfosi.

in pratica, è uguale, solo che la testa li esce in fuori, un pò come la regina.

 
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Le falangi a forma di falce mi avevano tratto in inganno, anche se in effetti, ripensandoci, al Vendicatore erano direttamente sulla mano.
Resta sempre estremamente valido come racconto a parer mio.

"Non sia mai detto che un GRANDE malvagio non riceva un PICCOLO aiuto dal VECCHIO Sìlfae!"
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"Out, out, brief candle! Life's but a walking shadow; a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more: it is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing."
-Macbeth
"Yes? Really? I thing you can give him a second chance, don't you? He is strutting and fretting SO enthusiastically!"
-Sìlfae

"He had come like a thief in the night. And one by one dropped the revellers in the blood-bedewed halls of their revel, and died each in the despairing posture of his fall. And the life of the ebony clock went out with that of the last man. And the flames of the tripods expired. And Darkness and Decay and the Red Death held illimitable dominion over all."
-Edgar Allan Poe, The Masque of the Red Death

"Pectora tunc primum ferventi sanguine supplet volneribus laxata novis taboque medullas abbui et virus large lunare ministrat. Huc quid quid fetu genuit natura sinistro miscetur: non spuma canum, quibus unda timori est, viscera non lyncis, non durae nodus hyaenae defunti et cervi pastae serpente medullae, non puppim retinens euro tendente rudentis qua eque sonat feta tepefacta sub alite saxa, non Arabum volucer serpens innataque rubris aequoribus custos pretiosae vipera conchae aut viventis adhuc Libyci membrana cerastae aut cinis Eoa positi phoenicis in ara.”
-Lucano, Bellum Civile
"Un giorno gli si presentarono davanti
due monaci dell'ordine di san Bernardo
che camminavano scalzi.
La loro intenzione era chiedere l'elemosina
e lo implorarono e lo pregarono
all'unisono.
Dracula disse loro:
<che vita misera la vostra>
ed essi ribatterono:
<signore, vogliamo guadagnarci il Regno eterno.>
Allora egli parlò ai due frati:
<vi piacerebbe andarci al più presto?>
Al che risposero:
<si, sire!
Ardiamo al desiderio
se questo è il disegno del Nostro Signore>
Allora egli disse loro:
<vi aiuterò io
ad arrivare più in fretta in Cielo>
E li fece impalare subito entrambi. E disse loro:
<ecco, la mia buona azione vi sarà utile.>
I due buoni frati
avevano lasciato nella corte del voivoda Dracula
un asino con il quale trasportavano il loro viatico, cibo e pane
e ciò che il buon Dio
aveva loro destinato.
L'asino dunque andò sulla strada
e cominciò a ragliare.
Al ché Dracula disse:
<andate a vedere chi fa questo chiasso>
I servi gli dissero:
<i due monaci
hanno abbandonato un asino,
è lui che fa tutto questo rumore>
Dracula disse loro:
<probabilmente
piacerebbe anche a lui andare in cielo con i suoi padroni.
E' il caso che io lo aiuti
a raggiungerli al più presto.>
E Dracula prese l'asino
e lo fece impalare
vicino ai suoi padroni"
-Storia del voivoda Dracula, 27°episodio, riportato da Michele Beheim (edizione del 1488)

“Probabilmente di origine assira, questa tortura era stata perfezionata con l’utilizzo di pali non più acuminati, che uccidevano rapidamente le vittime, ma arrotondati e spalmati di grasso per prolungare il supplizio. Introdotto attraverso il retto, il palo, sul quale poggiava tutto il peso del corpo del condannato, si apriva un varco senza ledere gli organi vitali e usciva dalla bocca senza provocare la morte. L’infelice, esposto in tal modo, moriva di sete entro due o tre giorni, con gli occhi divorati dai corvi, ma ancora in possesso delle proprie facoltà.”
-Il supplizio del palo
"Make haste againe, my good Lord Cardinalls,
and take our blessing Apostolicall."
-Pope
"So, so, was never Diuell thus blest before."
-Mephistopheles

“<[…] a very good joke, indeed, an excellent jest. We will have many a rich laugh about it at the palazzo-he! He! He!- over our wine- he! He! He!>
[…]<yes> I said, <let us be gone.>
<for the love of God, Montresor!>
<yes> I said, <for the love of God!>
[...] No answer. [...]
<fortunato!>
No answer still. I thrust a torch through the remaining aperture and let it fall within. There came forth in return only a jingling of the bells. My heart grew sick; it was the dampness of the catacombs that made it so. I hastened to make an end of my labour. I forced the last stone into its position; I plastered it up. Against the new masonry I re-erected the old rampart of bones. For the half of a century no mortal has disturbed them. In pace requiescat!”
“Yes, a really funny story indeed. But then? What did you do for that cask? Was it or NOT of Amontillado?”
“…”
-Edgar Allan Poe, The cask of amontillado, with Sìlfae’s appendix.
 
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CITAZIONE (Sìlfae @ 5/11/2009, 20:41)
Le falangi a forma di falce mi avevano tratto in inganno, anche se in effetti, ripensandoci, al Vendicatore erano direttamente sulla mano.
Resta sempre estremamente valido come racconto a parer mio.

grazie mille, anche se, facendo autocritica, dico che è quello che mi è venuto peggio per il gdr.
uno l'ho messo in off topic, a questo link, ed è quello che mi è riuscito meglio, secondo me.

per gli altri due, nel gdr si può fare anche la pubblicità, e avevo creato dei blog per fare una specie di viral.
però forse ho esagerato, senza aver seguito il viral non si capiscono a pieno alcune cose, soprattutto nel secondo.

 
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4 replies since 5/11/2009, 14:42
 
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